domenica 19 febbraio 2012

Il Montepaschi Siena vince la Final Eight 2012

Montepaschi Siena
(Quarti di finale)
Giovedì 16 febbraio 2012
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MONTEPASCHI SIENA-BANCO DI SARDEGNA SASSARI 70-60
Sacchetti rinuncia all’acciaccato Travis Diener, preservato per il campionato, e la Dinamo comincia subito ad alto ritmo: 9-6 dopo 4’ con Easley in bella evidenza in attacco, ma un po’ arrancante in difesa su Andersen dove servono spesso gli aiuti di Plisnic. Due triple di Moss scuotono i campioni uscenti, McCalebb prova ad accendere un paio di volte il turbo ed è 10-0 Mps. Poco dopo sono 16 i punti consecutivi dei toscani, solo una tripla di Brian Sacchetti sblocca i sardi dopo 6’ minuti di digiuno (conditi da 8 palle perse) e fissa il punteggio del primo quarto sul 22-12. Drake Diener, ex di turno come Metreveli, impiega 15’ e 5 tiri per trovare finalmente la strada del canestro (32-22), ma il problema del Banco è la facilità con cui l’Mps va al tiro che è quasi disarmante. Ovvio che l’unica chance di Sassari sia provare a buttarla sul tiro a segno, ma spesso sugli scarichi gli esterni senesi hanno spazio e tempo esagerato. Pianigiani, che sfruttando il turnover tiene a riposo il convalescente Lavrinovic, alterna undici effettivi per gestire le energie in prospettiva e fa buon viso a cattivo anche quando Rakocevic spara a salve accontenta dosi del 41-33 al riposo. Sassari sfida manifestamente l’Mps al tiro, qualche esitazione di troppo viene graziata da due palle perse sul -5. I treni non ripassano due volte e Moss rialza la voce con altri due tiri da tre per il 49-40. La connection lodigiana si nota più in parterre (con Alessandro Matri e Vittorio Gallinari seduti a fianco in prima fila) che in campo (Giacomo Devecchi). La Dinamo insiste e rientra a 49-44, ma ancora una volta non va oltre e a fine terzo periodo Siena controlla la situazione sul 53-45. Cenerentola Sassari le prova tutte per dimostrare di essere degna del ballo, però la realtà evidente è che se Siena decide di schiacciare sull’acceleratore è inattaccabile. McCalebb, Moss e Andersen autografano il 7-0 per il nuovo +13 (62-49) dopo 35’. Eppure non è finita: Plisnic riporta il Banco sul 66-60, Hosley sbaglia la tripla del -3 a un minuto dalla fine e McCalebb chiude i conti. L’Mps va in semifinale con il minimo sforzo, sabato sarà tutta un’altra storia. Sassari, reduce da cinque successi in fila in campionato, torna a casa a testa alta.
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EA7 EMPORIO ARMANI MILANO-CANADIAN SOLAR BOLOGNA 82-77
L’Olimpia torna dopo cinque anni in semifinale dove troverà Siena, la Virtus per la seconda volta di fila esce di scena ai quarti e per la terza volta in pochi mesi cede il passo all’Emporio Armani. Bologna ha Poeta in panchina inutilizzabile (polpaccio), Milano lamenta l’assenza di Mancinelli (ginocchio) e l’influenza che debilita Rocca. I due precedenti in stagione hanno visto l’EA7 vincere di 15 al Forum e di 12 in Emilia e questo regala a Milano una certa disinvoltura nell’approccio. La palla si muove bene, Bourousis e Bremer fanno subito male alla Virtus e quando Gentile si unisce alla festa l’Olimpia dilaga sul 18-6 dopo 5’. Il giovane Alessandro lavora bene su Douglas-Roberts, i lunghi contengono bene il dinamismo di Gigli e Sanikidze e anche Koponen, riciclato in cabina di regia, appare meno incisivo del solito. Anche Cook, uno che non ha nel tiro la sua arma migliore, punisce dalla distanza. E’ una vera grandinata di triple biancorosse: 6/6 dopo 10’ e 31-14 con Bremer che fa la parte del leone. Rocca offre qualche minuto, ma subisce parecchio Lang e in realtà è tutta Milano a perdere un po’ il filo del match sull’onda di un eccessivo entusiasmo: fioccano le palle perse e la Canadian Solar accorcia sul 33-22. Vitali prova ad aggiustare i cocci di un orgoglio ferito dall’infelice esperienza Olimpia e inventa due giocate pregevoli prima dispegnersi, Koponen infila una tripla maiuscola e con Bremer a sedere la Virtus infila un 8-0 e riapre la partita sul 35-30. Difficile decidere se stupisce più l’abilità di Milano di produrre strappi clamorosi in pochi istanti o la capacità di Bologna di trasformarsi nell’arco di poche azioni da macchina per offendere a pugile alle corde. Al riposo Milano conduce 45-34, su tutto però spicca il 24 nel plus/minus di Bremer che significa con lui dominio assoluto e senza di lui netto vantaggio di Bologna (+13). L’EA7 tiene botta anche quando non segna più con facilità e Giorgio Armani applaude convinto. Si sveglia però Douglas-Roberts che tra il 23’ e il 24’ infila 7 punti e poco dopo aggiunge anche due liberi per il 50-45. Milano perde il filo, senza Bremer è oggettivamente inguardabile in attacco e Koponen dà una bella mano a CDR (14 punti nel terzo periodo): sei punti in fila e 55-55. Hairston è un pesce fuor d’acqua e ha un rapporto palle toccate/palle perse agghiacciante, la Virtus sorpassa e poi Milano sussulta con tre triple consecutive per il 64-58 del 30’. Hairston si desta, Melli – sempre più autoritario – aiuta la causa lombarda, però Koponen e Douglas-Roberts restano rebus insoluti: 70-69 al 35’. Dal torpore di una stagione difficile esce Drew Nicholas con due tiri pesanti. Cook infila da fuori il 79-75 con cui si entra nell’ultimo minuto, Koponen dimezza lo scarto ma sbaglia il libero supplementare. Milano rischia più volte di perdere palla, poi inventa con Fotsis la più complicata delle conclusioni da tre punti spiegando perché nel basket fare il canestro decisivo conta più che farne tanti.

Venerdì 17 febbraio 2012
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SCAVOLINI SIVIGLIA PESARO-UMANA VENEZIA 90-70
Con autorità Pesaro torna dopo quattro anni in semifinale e lo fa con grande autorità al termine di una partita condotta dal primo minuto alla faccia di 19 giorni di stop forzato a causa di due partite di A consecutive rinviate per il maltempo. I marchigiani, che sfoggiano una divisa tutta nuova con inedito richiamo tricolore, iniziano alla grande e non sbagliano quasi mai: 16 punti (contro 8) in 5 minuti e solo due errori al tiro. White e Jones aprono la difesa veneta sul perimetro e sottocanestro Lydeka, opposto al 24enne Daniele Magro (pescato nelle serie minori venete e lanciato in quintetto dopo 9 minuti totali giocati in A), sembra quasi Sabonis. Pesaro gioca davvero bene: attenta in difesa e altruista in attacco con ben 8 assist a referto nel 25-17 del primo tempo; Venezia tiene botta grazie al talento e alle iniziative individuali di Young e Clay, ma fatica parecchio nel muovere la palla. Bryan ha manifesti limiti offensivi, però con lui in campo i lunghi della Scavolini non trovano più la strada del canestro: quando esce ritorna a fare la voce grossa Lydeka (11 punti nel primo tempo, suo massimo stagionale) e un paio di numeri di alta classe di Jones e White chiudono il primo tempo con massimo vantaggio pesarese sul 48-34.
CINQUE IN DOPPIA CIFRA — Meini infila il primo canestro della ripresa, poi basta poco più di un minuto al tris yankee di Pesaro (White-Jones-Hickman) per confezionare un 8-0 e allargare a 20 le lunghezze di margine. Partita praticamente chiusa anche perché Clark è poco più di uno spettatore pagante e sul perimetro gli esterni della Scavolini sfruttano tutti i (tanti) centimetri a disposizione e viaggiano con 8/13 da 3 nel 67-45 del 27’. A fine terzo quarto siamo già al k.o: 76-52 il punteggio, 96-43 la valutazione con già cinque giocatori in doppia cifra per la Scavolini. L’ultimo periodo, oltre che per le cifre, serve solo a Dalmonte per certificare il pieno recupero di Cusin e a Mazzon per meditare che, anche se una serataccia non fa casistica, la sua Reyer deve crescere ancora parecchio per passare “da meteora a certezza” come da lui auspicato alla vigilia del match.
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BENNET CANTÙ-SIDIGAS AVELLINO 99-70
SENZA FATICA — Cantù tiene fede al pronostico, faticando poco più di un quarto di gara, e stacca il biglietto per la semifinale al Pala Olimpico. Vitucci deve rinunciare a Dean (polso), ma ha Green che, come sempre, ama la Coppa Italia in maniera speciale e mette 6 punti nel vantaggio 10-7 dopo 4’. I movimenti sul fondo di Johnson e Golemac sono veleno per la Bennet che in realtà ha una qualità delle scelte inferiore rispetto a uno standard solitamente elevato. Green ha già 11 punti nel 17-11 del 6’, poi Micov con due triple dai due angoli opposti in due possessi consecutivi impatta, ma a fine primo quarto è Slay a riportare la Sidigas sul 24-19. Avellino reattiva e Cantù un po’ pigra che si affida troppo al tiro dalla distanza. Cinciarini patisce in difesa e non demerita in attacco, Perkins che gli dà il cambio dimostra subito personalità anche se il ritmo partita arriverà con il tempo. La differenza di profondità delle panchine è manifesta, Markoishvili e Brunner ispirano il 10-0 brianzolo che vale il sorpasso sul 36-31 al 10’ La forza della Bennet è quella di presentare un’infinità di opzioni differenti con giocatori capaci di giocare più ruoli e un quintetto con Perkins, Markoishvili, Micov, Leunen e Brunner, che chiude il parziale di 16-2, sarebbe il sogno proibito di quasi ogni allenatore o aspirante tale.
GEORGIAN CONNECTION — Al riposo Cantù conduce 43-36, brava a sfruttare la superiorità a rimbalzo (21-14), ma tanto di cappello ai campani che provano a giocarsela alla pari senza sentire il complesso del -35 patito in campionato. Nel tentativo di alzare i ritmi la Sidigas butta un paio di palloni alle ortiche e la "Georgian Connection" Shermadini-Markoishvili con sei canestri in fila porta il massimo vantaggio lombardo a 14 lunghezze (58-44). Senza più il sostegno del tiro da fuori (2/11 nei due quarti centrali del match), Avellino si spegne lentamente con Mazzarino che inibisce Green molto più di quanto fosse lecito aspettarsi. Basile ci mette due carichi da tre e Cantù scollina a + 20 per poi girare la boa del 30’ sul 74-56. Come nella prima partita della serata il match finisce in largo anticipo perché i campani tirano i remi in barca e guardano a un futuro societario nuvoloso mentre Trinchieri ha 22 ore di tempo per preparare la sfida con Pesaro: se la Scavolini si confermasse sui livelli odierni, sarà una semifinale coi baffi.
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(Semifinali)
Sabato 18 febbraio 2012
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MONTEPASCHI SIENA-EA7 EMPORIO ARMANI MILANO 67-65
La Mens Sana domina, si affloscia e poi si riprende in volata la partita che vale la finale contro Milano, squadra capace di batterla in campionato dopo 21 sconfitte consecutive. Pianigiani ripresenta Lavrinovic ed esclude per turnover Rakovecic, mentre Scariolo ritrova Mancinelli che ha saltato i quarti per una distorsione al ginocchio destro. Milano comincia a handicap: sbaglia i primi otto tiri e in difesa patisce sia Thornton, che prova a sfruttare in post l’accoppiamento con Bremer, sia la duttilità di Andersen che punisce da fuori ogni centimetro concessogli da Bourousis. L’EA7 accumula tiri buoni non presi e tiri buoni sbagliati, Andersen invece accumula canestri di ogni fattura e a fine primo quarto siamo 21-12, con i lombardi che reagiscono solo con l’uscita dalla panchina di Gentile e Nicholas. La pallacanestro si può spiegare in mille modi, ma l’essenza resta sempre che bisogna fare canestro: Milano produce 12 punti nei primi 20 tiri, Siena ne colleziona 28 con 18 conclusioni e vola sul 30-12 al 14’. Vista la pochezza dei compagni è Gentile a mettersi in proprio e giocare tutto da solo tre possessi consecutivi: è la scossa che serviva e che vale il 12-0 biancorosso, ma soprattutto che rimette in partita anche Hairston e Fotsis. Gentile va a sedersi e sale in cattedra un altro ventenne rampante come Melli, che con 5 punti e una bella giocata difensiva porta Milano a -2 al riposo (34-32, parziale 20-4) con l’Mps che colleziona 8 palle perse nel secondo periodo. L’EA7 produce molto gioco, ma si incaglia su sei triple sbagliate nei primi tre minuti della ripresa, l’Mps invece ha tutta la sostanza di Andersen che fatica un po’ solo contro Rocca, ma continua a segnare con regolarità. Al 30’ siamo 47-45 e il messaggio è chiaro: vincerà chi sbaglia di meno, le percentuali di squadra nel terzo periodo nell’ordine del 30% sono l’emblema di una serataccia su entrambi i fronti. Al 33’, e dopo diversi tentativi falliti, Milano mette la testa avanti con una tripla di Fotsis, l’unico capace di prendere sempre tiri di buona qualità. Lavrinovic e Andersen insieme sono quasi illegali, ma Melli e Fotsis si sbattono alla grande. McCalebb prova a mettere la sua impronta sul match, quasi un dovere per un fuoriclasse, facendo canestro e sbattendosi come un ossesso in difesa per il 60-56 con 2’28” da giocare. Rocca con un gioco da tre e poi l’opaco Bremer con una tripla quasi carpiata firmano il nuovo sorpasso: 60-62 e un minuto sul tabellone. Due liberi di Lavrinovic (62-62), una persa contestata di Milano (infrazione di 5 secondi di Bremer) e canestro di McCalebb (64-62) a 19” dalla fine. Bremer prende la tripla del sorpasso e la sbaglia, Moss dalla lunetta è glaciale e Siena vola in finale perché il canestro da tre di Cook arriva troppo tardi (2”4 dalla sirena) per sperare nel miracolo. Zisis sbaglia il secondo libero apposta e Hairston da 25 metri non può nulla.
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SCAVOLINI SIVIGLIA PESARO-BENNET CANTÙ 64-71
Tutto da copione o quasi: Cantù fatica per 40 minuti, supera Pesaro e per la quarta volta in dodici mesi tenterà di contendere un trofeo a Siena. Dalmonte gioca subito forte sul talento del duo Jones-White, Trinchieri cerca di offendere con Marconato e poi capitalizza sul perimetro con Leunen e Cinciarini per il 15-6 del 6’. Hickman e Hackett pasticciano un po’, ma la differenza nel 25-15 di fine primo quarto è data dalle eccellenti percentuali di tiro di Cantù (75% da 2 e 60% da 3) che offende dentro l’area per liberare spazi sul perimetro. Mazzarino dalla distanza è una sentenza, Shermadini lo è quando prende palla vicino a canestro e persino con un paio di bei piazzati dalla media. La realtà è che la Scavolini si è incagliata contro la ruvidità delle Bennet e ha perso tutta la splendida fluidità sfoggiata contro Venezia. In particolare Hickman vive una serata da incubo con 0/4 al tiro e nessun assist nel 23-36 del 16’. Hackett si scuote, nel momento più difficile decide di alzare i toni, sia vocali sia agonistici e segna sei punti in fila ma canta da solo e al riposo Perkins e Micov (il più forte giocatore invisibile del mondo, sembra autore di una partita ordinaria e viaggia a 16 di valutazione in 10 minuti giocati) riallungano sul 42-31 all’intervallo. L’avvio di ripresa è tutto nello 0/11 complessivo delle due squadre nei primi 4’20”: quasi un suicidio per Pesaro che lavora bene in difesa e non capitalizza lo sforzo. E il peccato è quasi capitale perché Cantù può sbagliare qualche tiro in fila, ma difficilmente sbaglia troppe scelte consecutive. Markoishvili prosegue il discorso intrapreso contro Avellino di tanti canestri e poche sbavature: 55-44 al 30’ con Hickman (1/10 dal campo) e White che combinano per 7 punti. Shermadini arriva a 6/6 dal campo (unito al 3/4 di Marconato), Perkins esagera spinto dalla voglia di fare e la Bennet difetta nel chiudere il match quando qualche errore banale della Scavolini lo permetterebbe. E come nella sceneggiatura di un film ecco la triplissima di Jones e il gioco da tre di Hackett che riaprono i conti: 59-55 al 36’. Hickman si desta, Hackett si gasa ed è 61-59 dopo 37’. E’ il momento topico e tocca a lui, il solito incredibile Basile, fino ad allora fermo a 0/4, mettere il canestro dell’ossigeno. Jones infila un altro tiro da casa sua per il 66-64, Pesaro esagera con l’impeto difensivo e commette due antisportivi di fila, poi spreca l’attacco della disperazione e dalla lunetta la Bennet mette in cassaforte un posto in finale.
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(Finale)
Domenica 19 febbraio 2012
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MONTEPASCHI SIENA-BENNET CANTÙ 88-71
Applausi, applausi. Applausi per Siena. E sono dodici: la Montepaschi vince la Coppa Italia battendo in finale 88-71 la Bennet Cantù e conquista il 12° trofeo consecutivo dal 2008 a oggi. Una partita maiuscola per i toscani che non sono mai stati in svantaggio e che hanno sfoggiato una prova d’autorità ben superiore a quella delle precedenti tre finali (Coppa, campionato e Supercoppa 2011) vinte contro i brianzoli. Una partita non fa la storia, ma il messaggio al campionato è forte: il Montepaschi non ha alcuna intenzione di abdicare e per spodestarlo le pretendenti dovranno davvero superarsi senza aspettarsi cali di motivazione e rendimento da parte della corazzata biancoverde.
SUBITO ANDERSEN — Si annuncia una partita a basso punteggio e i primi minuti sembrano confermare la tendenza. Andersen riprende il discorso del giorno prima e fa subito due canestri, ma ne concede anche un paio a Marconato che dalla media è più prezioso di un’assicurazione sulla vita. La difesa toscana è di quelle dei giorni migliori e Cantù ci si perde un po’ contro buttando al vento qualche pallone e provando a forzarla con eccesso di impeto. Un parziale di 7-0 vale 17-9 Mps che in attacco trova una varietà di soluzioni inedite in questi giorni e con Lavrinovic riesce persino a portare il gigante Shermadini a 7 metri da canestro. Micov va più a sprazzi del solito, ma quando riesce a spiegare basket offre pallone deliziosi per Leunen e Shermadini che accorciano sul 21-16 a fine primo quarto.
CANTU' PASTICCIA — Siena concede qualcosa dentro l’area, ma difende alla grande sul perimetro, Cantù invece ha più problemi a seguire Andersen e Lavrinovic che puniscono tre volte in fila per il +11. Perkins addomestica McCalebb, però in attacco sbaglia parecchia sia al tiro sia in fase di costruzione: ovvio che per vincere la prima Coppa Italia della loro storia i brianzoli debbano trovare la partita perfetta invece seminano il primo tempo con 12 palle perse e di percentuali sotto il par dalla distanza. La distribuzione dei tiri della Montepaschi è spettacolare sia per effettivi che per la distribuzione sul campo, Andersen poi è immarcabile e al riposo ha già 18 punti (5/6 da 2 e 2/4 da 3) nel 44-33.
CATERPILLAR BIANCOVERDE — Carraretto è più di un guastatore, Moss è tornato quello dei giorni più belli a Teramo e la Bennet si schianta come in avvio contro il muro difensivo di Stonerook e compagni. Al 24’ siamo 53-37 e la partita sembra segnata. La forza d’urto di Markoishvili e Mazzarino è clamorosamente neutralizzata e la coppia Zisis-McCalebb mette su Cantù una pressione tale da rendere il 67-42 del 27’ un k.o anticipato. Al 30’ siamo 73-51, i 7500 del Pala Olimpico sono a bocca aperta e i tifosi di Cantù continuano stoicamente a sostenere la propria squadra mentre Trinchieri a bordo campo continua a sgolarsi per dare un senso a una serata che magari eviterà di raccontare ai nipotini. Basile regala qualche altro lampo di classe nel deserto, poi è una lunga passerella per Siena che diventa la prima squadra della storia a vincere quattro Coppe Italia consecutive.
MVP — A 31 anni David Andersen conquista il suo 21° trofeo in carriera, il sesto in Italia (2 scudetti, 3 Coppe e 1 Supercoppa): in un’epoca in cui i migliori giocatori italiano emigrano oltreoceano è bello sapere che un piccolo spicchio di Nba è tornato dalle nostre parti e quanto messo in mostra nei quattro giorni di Torino lo inserisce di diritto nella galleria dei grandi che hanno reso l’ultimo lustro della pallacanestro tricolore il terreno di caccia di una sola regina, la Mens Sana Siena, e di un solo condottiero, Simone Pianigiani (15 finali disputate e 15 successi).
Tabellino

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