martedì 24 gennaio 2012

Tony Easley interview: "Sweet home Alabama"

da Superbasket - 10-16 Gennaio 2012 · № 2

LA STRANA STAGIONE DEL CENTRO, LEGGERO E DINAMICO, ARRIVATO
A SASSARI. PRIMA A FORLÌ, IN LEGADUE, POI LA CHIAMATA
DALLA SARDEGNA MENTRE STAVA TORNANDO A CASA PER LE VACANZE
NATALIZIE. UN ENTUSIASTA CHE NON DIMENTICA LE ORIGINI

«CHI L'HA DETTO che una schiacciata vale soltanto due punti? Forse sono quelli segnati sul tabellone, ma se consideriamo la carica che porta a chi compie il gesto, ai suoi compagni di squadra e al suo pubblico, allora vedrete che una schiacciata vale molto di più. E vogliamo parlare delle stoppate? Quelle non portano punti, ma quanto pesano su una partita a livello emotivo?». A porre gli interrogativi è Tony Easley, che con le sue giocate sopra al livello del ferro ha impiegato pochissimo a farsi apprezzare dal pubblico di Sassari. Che nell'ultimo match del 2011, contro Pesaro, attendeva soprattutto il ritorno di James White, e invece ha scoperto il nuovo centro del Banco Sardegna. Che con una favolosa stoppata proprio sul capocannoniere dello scorso campionato, ha messo il timbro sul passaggio di consegne: se lo scorso anno il pubblico del PalaSerradimigni si infuocava per i voli di “Flight” White, oggi è pronto a spellarsi le mani per Easley, 24enne originario dell'Alabama pronto ad allungare la lunga lista di saltatori visti in Sardegna, e che già comprendeva Dallas Comegys, Kenny Miller e il lunatico George Banks.

MERRY CHRISTMAS
Sono gli ultimi giorni prima del Natale 2011, e Tony Easley ha in mano un biglietto per gli Stati Uniti, dove durante la sosta può riabbracciare per qualche giorno la famiglia. «Ero pronto a tornare ad Auburn, dove mia madre, Myra, mi attendeva impaziente. Le avevo anche promesso che le avrei portato qualche ricetta della cucina italiana. E invece...». E invece Easley e la MarcoPoloShop.it Forlì ricevono un'offerta dal Banco Sardegna Sassari, che si trova nuovamente di fronte alla necessità di ingaggiare un lungo americano. Easley è futuribile, nei primi mesi in Legadue ha mostrato ottimi numeri, ed essendo già in Italia consente di completare un trasferimento in tempi immediati, aggirando ogni lungaggine burocratica e risparmiando il visto. «E così mi sono imbarcato su un aereo, ma per un viaggio molto più breve...» sorride il pivot americano, che nel giro di una settimana vive subito il debutto in Serie A. «La partita di Ancona, contro Montegranaro, è stata utile. In America la chiamiamo 'wake-up-call', la sveglia che suona: quella partita mi ha subito fatto capire cosa serve per sopravvivere in Serie A. Così alla seconda gara, la prima in casa, sapevo già cosa aspettarmi». E con una prova da 23 punti, 11 rimbalzi e 5 stoppate l'americano convince immediatamente lo staff di Sassari. Se è vero che coach Meo Sacchetti dice: «Easley ha fatto vedere che ci può dare una grossa mano a rimbalzo, ora ci aspettiamo continuità. E' un giocatore che salta e corre, volevamo proprio un lungo di questo tipo» dice il tecnico, che nei primi mesi di stagione aveva dovuto fare i conti con l'immaturità di Keith Benson (seconda scelta degli Atlanta Hawks che non è riuscita a conquistare un contratto nella NBA) e la parentesi da meteora del veterano Steven Hunter, con il quale la rottura è arrivata per questioni di carattere fisico.

WELCOME TO SASSARI
L'aereo che porta Easley in Sardegna invece che negli Stati Uniti è soprattutto il viaggio che porta il 24enne in «uno dei campionati più competitivi al Mondo». Ed è una sorta di coronamento di un sogno per Easley, che nonostante le ragguardevoli doti atletiche non ha mai ricevuto troppa considerazione. Colpa del suo fisico esile: «Ancora oggi peso soltanto 94 kg» dice, ammettendo di essere il lungo più leggero dell'intera Serie A. «Ho sempre avuto qualcosa da dimostrare , ho sempre giocato con maggiore determinazione ed energia. Essere più leggero del mio avversario diretto non l'ho mai considerato uno svantaggio, semmai mi ha dato una motivazione extra. Se c'è una cosa che mi ha insegnato il basket, è l'umiltà: mi sono dovuto conquistare tutto».
Tony Easley
I SALTI NEL SANGUE
Figlio di un ex ostacolista («Mio padre correva i 110 ostacoli e faceva salto in lungo, io ho fatto un po' di atletica ma soltanto per mantenere la condizione fisica» dice), Tony arriva da Auburn, Alabama, nota soprattutto per aver ospitato Charles Barkley negli anni al college. E sin dai primi anni, Easley è sempre partito da una posizione di svantaggio, per questo il confronto con avversari di maggiore tonnellaggio oggi non lo spaventa: «Sono stato tagliato dalla squadra della scuola in seconda media e nell'ultimo anno prima del liceo, quando ero il 'basketball manager', l'aiutante. Col tempo, poi, sono diventato un giocatore importante per la squadra». Un destino che lo ha seguito anche al college, se è vero che accanto al reclutamento da parte di Murray State, è arrivato un anno da "redshirted". In pratica, l'apprendistato senza scendere in campo: «All'inizio fu un po' frustrante, perché ero reduce dal titolo statale vinto con il mio liceo, che non aveva mai conquistato un risultato del genere. Ma quell'anno Murray State aveva cinque lunghi senior, e per me non c'era spazio. Fu un anno di studio, imparai a conoscere meglio il gioco». Nei successivi quattro anni con i Racers, sotto la guida di Bill Kennedy («Una figura fondamentale per me, ancora oggi sono in contatto con coach Kennedy e la sua famiglia»), Tony è cresciuto progressivamente, anche se le sue cifre non sono mai state ragguardevoli, se è vero che i suoi massimi, nell'anno da senior, sono stati 10 punti e 5.8 rimbalzi di media. «Ma in quel 2010 arrivammo al Torneo NCAA, e battendo Vanderbilt conquistammo la prima vittoria di Murray State al Torneo in oltre vent'anni. La sensazione fu bellissima: in quei 40 minuti c'era il lavoro di anni, sentivamo di esserci meritati quella soddisfazione. E al secondo turno perdemmo 54-52 contro Butler, che poi sarebbe arrivata in finale: con qualche palla persa in meno, forse avremmo battuto anche loro» dice Easley, che contro Butler catturò 11 rimbalzi.

VIA VERSO LA POLONIA
Chiusa la parentesi universitaria con quei Racers che oggi inseguono un'incredibile regular season completa da imbattuti, Easley sembrava pronto a sfruttare la laurea in educazione fisica. «Che un giorno mi porterà ad essere un insegnante, adoro stare a contatto con i bambini. E soprattutto nella mia zona d'origine mancano i modelli positivi» dice. E invece nell'estate 2010 è arrivata la chiamata dall'Europa, dal Polonia Azbud Varsavia. Dove Easley ha vissuto un'esperienza importante per rompere il ghiaccio da professionista, pure se il club è stato vittima di problemi finanziari, che hanno portato al successivo declassamento nella terza serie polacca: «In realtà, tutti i problemi passavano in secondo piano. Io vivo di entusiasmo, e per me abbracciare una nuova sfida come il basket europeo contava più di tutto il resto. E sul Polonia Azbud dico soltanto cose positive: se sono in Serie A, lo devo anche a loro». Easley ha chiuso l'annata in Polonia con 10.8 punti, il 65% da due e 7.0 rimbalzi, meritandosi una chiamata dalla Legadue di Forlì. Dove in pochi mesi è riuscito a lasciare una traccia importante, facendosi amare dal pubblico romagnolo: «Sono estroverso, e impiego poco per fare amicizia con le persone. L'unico problema qui in Europa è legato alla lingua: negli Stati Uniti dicono che noi dell'Alabama parliamo una lingua differente, allora il salto in Europa è stato molto più lungo. Ma a Forlì ho trovato un bellissimo ambiente e soprattutto coach Nenad Vucinic. Con lui ho lavorato tanto sul mio tiro piazzato e sulla difesa contro gli esterni. Perché con questo fisico devo saper sfruttare il mio dinamismo». Nella MarcoPoloShop.it, dove ha chiuso con 14.3 punti, 9.4 rimbalzi e il 68% da due, Easley aveva costruito un'eccellente intesa con Austin Freeman, del quale Tony era diventato anche imitatore ufficiale”: «A Freeman e Mike Nardi chiedevo soltanto di alzare il pallone, poi ci avrei pensato io. Le schiacciate cambiano l'inerzia psicologica di una partita, mettono in partita un giocatore e il pubblico. Se schiaccio, poi mi riesce più semplice essere una presenza anche a livello difensivo». E a mettere in partita il pubblico sono sempre state le esultanze di Easley, che ricorda i tempi del college: «Dopo una schiacciata facevo il gorilla... Tutti mi chiedevano la monkey dunk».

CONTEA NUMERO 43
Il profilo di Easley ricorda quello di un suo predecessore a Murray State e poi in Italia, quel James Singleton che ha vinto il titolo spagnolo a Vitoria e ha giocato nella NBA con Los Angeles Clippers e Dallas: atletismo straripante, fisico leggero, e un ruolo differente tra Europa e una prospettiva negli States, visto che qui giocava da secondo lungo e negli Stati Uniti volevano trasformarlo in un esterno. Un passo che un giorno potrebbe essere chiesto ad Easley, che resta ancorato al presente pure se di recente ha ammesso di aver espresso soltanto il 30% del suo potenziale: «Nelle mie squadre, non ho mai avuto grandi responsabilità, penso di poter crescere tanto a livello offensivo, difensivo e anche di impatto fisico. La NBA? E' il sogno di chiunque ma già oggi gioco ad un livello importante. Sono a Sassari per portare presenza d'area, passione ed energia, e sin dalla prima uscita casalinga ho visto che i tifosi possono darci un grande contributo a livello emotivo. E mi sono accorto che accanto ad esterni come Diener, altruisti e bravi a passare il pallone, per me è tutto molto semplice». E l'entusiasmo di Easley di fronte alla nuova esperienza ha già contagiato anche la sua famiglia: «Mamma verrà in primavera, quando si potrà andare anche in spiaggia, le voglio far conoscere il paese in cui mi trovo magnificamente». Anche se per Easley vale sempre il tradizionale “Sweet home Alabama”, lo stato d'origine è sempre nei suoi pensieri: «Indosso la maglia numero 43, perché quello è il numero con cui viene identificata la contea di Auburn. Dove non tutti hanno avuto un'occasione importante come quella che ho ricevuto io, quel numero rappresenta casa mia, mi ricorda sempre che sono un privilegiato, e che devo continuare a lavorare sodo per mantenere ciò che ho avuto».
Mirco Melloni


NOME: Tony Bernard Easley Jr.
SOPRANNOME: Slim
RUOLO: centro
STATURA: 2.06
LUOGO DI NASCITA: Auburn, Alabama
DATA DI NASCITA: 15 luglio 1987
SQUADRE IN CUI HA GIOCATO:
Auburn high school, Murray State University, Polonia Azbud Varsavia, MarcoPoloShop.it Forlì, Banco Sardegna Sassari
STATO CIVILE: sigle
HOBBIES: giocare alla Playstation 3. «I giochi preferiti sono NBA Live 2012 e Call of duty»
ATTORI PREFERITI: Eddie Murphy e Richard Prior. «Adoro i film comici, voglio ridere»
CELLULARE: Iphone
CITTÀ PREFERITA: Atlanta. «Dove gioco a basket in estate, l'ultima volta ero nella Pro-Am Summer League con la squadra di Louis Williams dei Philadelphia 76ers»
META PER LE VACANZE: Miami
SPORTIVO PREFERITO: Kevin Durant. «Perché ha la mia struttura fisica, rappresenta bene la categoria dei magri»
AUTO PREFERITA: BMW X3
SITO INTERNET PREFERITO: goracers.com «Seguo sempre da tifoso Murray State»
ULTIMO DOWNLOAD SU IPOD: “Back to love”, Anthony Hamilton.

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