lunedì 4 luglio 2011

Botta e risposta, Carasso-Vecchiato

Fine dei Crabs, il j'accuse di Paolo Carasso:
sul banco Braschi e Vecchiato
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"Hanno tagliato le radici. Gli imprenditori non hanno colpa se una società ha 10 e spende 15 - sostiene il responsabile del settore giovanile degli Angels -. Luciano Capicchioni non ha colpe. Il basket a Rimini non finirà mai perché c'è passione. Fare una squadra della provincia è il mio grande sogno".
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RIMINI | 04 luglio 2011 La vostra presenza è una testimonianza della voglia di parlare di Basket Rimini - attacca Paolo Carasso -. Ho lavorato 25 anni per il Basket Rimini: ho fatto il magazziniere, sono l'ultimo allenatore che ha fatto la coppa Korac, sono andato nelle scuole, ho fatto l'istruttore di minibasket. Credo di aver passato una bella parte della mia vita al Basket Rimini e ora ci troviamo davanti una grande tragedia perché è entrato in liquidazione. Ci sono delle cose che a mio parere è giusto fare chiarezza.
Sento parlare di responsabilità di Rimini, dei riminesi che non vogliono il basket, degli imprenditori. Loro non hanno colpa se una società come questa aveva 10 e spendeva 15. Quest'anno avevamo la fortuna di avere uno sponsor importante come l'Immobiliare Spiga. Morina è uscito l'altro giorno sul giornale parlando di società inesistente. Gli imprenditori ci sono.
Credo sia giunto il momento di assumersi le responsabilità. E non possono che averle le persone che hanno mal gestito il basket in questi anni. Luciano Capicchioni non ha colpa: ha gestito per tre anni il Basket Rimini, ha gestito il settore giovanile, doveva dare la sua parte e l'ha data. Possiamo, assieme a Maurizio Fabbri, condividere o meno il progetto giovanile, ma Luciano Capicchioni non ha nessuna colpa. Il suo lo ha sempre fatto e ha sempre rispettato i patti. Non credo abbia colpe Giorgio Corbelli, che il suo lo ha fatto. Ma non possiamo non citare l'amministratore delegato che dice solo: “mi sento svuotato.
Io in quegli anni ho passato momenti anche difficili, ma è da portare ad esempio com'era gestita una volta la società. In quegli anni c'erano delle persone che facevano le nozze coi fichi secchi. L'anno della Biklim non c'erano soldi, ma Carasso, Arcangeli, Cervellati, gestivano con quello che avevano. Siamo retrocessi, ma avevamo un grande tesoro: i giovani. E con quelli abbiamo fatto anche l'A1 per tanti anni. 
Che cosa hanno fatto invece le persone che adesso si nascondono e non si assumono le responsabilità? Hanno tagliato le radici, la storia: Gianmaria Carasso, Gianpiero Arcangeli, Corrado Sberlati, Claudio Papini. Questa gestione scellerata non ha fatto altro che tagliare la storia. Mio babbo ha gestito la società per 35 anni. Non c'è stata una volta negli ultimi otto anni che Vecchiato e Braschi abbiano detto grazie. Qui oltre a tagliare i rami, Vecchiato e Braschi hanno regalato il settore giovanile a Luciano (Capicchioni, ndr), che si sta battendo per portare avanti il settore giovanile. Più competizione c'è più aumenta la qualità. Bisogna avere il coraggio di assumersi le responsabilità: se hai 10 non puoi spendere 15. Noi abbiamo perso un patrimonio fatto di storia che è importantissimo. Abbiamo avuto dei successi in campo sportivo che sono unici. Adesso, sento parlare di cimeli. Mi viene la pelle d'oca quando ci penso. I cimeli non sono di Renzo Vecchiato, non si deve preoccupare di quelli. Sono della storia del Basket Rimini.
Il basket a Rimini non finirà mai, perché c'è passione. Però non dobbiamo sbagliare a giocare le carte. Mi aspetto che le persone storiche facciano la loro.
Il sindaco Gnassi ha parlato di giovani. Su questi giovani si può creare un futuro importante. Abbiamo un esempio a 10 chilometri da qui: il Basket Santarcangelo, dove c'è un progetto giovani importante. Il basket a Santarcangelo non fallirà mai. Non si farà mai il passo più lungo della gamba. 
Credo sia giusto non dare una seconda opportunità a queste persone: hanno avuto in mano un grande tesoro della città e lo hanno disperso. La pallacanestro a Rimini vada avanti con delle persone sane, serie. Sette anni fa il Santarcangelo era in C2, adesso siamo in A Dilettanti. Santarcangelo da piccola piano piano sta diventando grande. Non si sfruttano le persone.
E' il momento di svegliarci dal torpore, di dire ai dirigenti storici: facciamo un passo avanti, prendiamo in mano la realtà cittadina. Spero si ricostruisca qualcosa di importante. Costruiamo dal piccolo e piano piano con una società senza debiti si può diventare grandi.
Adesso parlo in qualità di tifoso. Quello che succederà non lo so. So che ci sono le forze per creare qualcosa di forte. Credo che la disponibilità di mettersi attorno a un tavolo ci sia. Il resto è nelle mani delle società: di Fabbri (presidente Angels, ndr), di Arcangeli (presidente Ibr, ndr), dell'amministrazione comunale.
Il sogno è di riuscire a creare una grande sinergia di forze tecniche, sportive, economiche, per avere i Pesaresi, i Palermo, i Tassinari, i Rinaldi, i Righetti, i Saponi, i Bedetti, i Raschi, ne potrei dire tanti di giocatori di Rimini. Fare una squadra della provincia: questo è il mio grande sogno. Vorrebbe dire coinvolgere Santarcangelo, San Mauro, tutte le realtà. Coinvolgere i dirigenti che gestiscono spendendo 8 se hanno 10.
Sappiamo tutti che Luciano Capicchioni si vedrà con Maurizio Fabbri, forse si vedrà anche con Insegnare Basket Rimini”.
Interviene il presidente degli Angels Santarcangelo, Maurizio Fabbri: “sul discorso di una squadra provinciale io sono d'accordo. Con Capicchioni per fare un discorso legato alla prima squadra bisogna vedere bene, perché Capicchioni vuole comandare lui: è difficile che comandi lui se il titolo ce l'abbiamo noi”.
Riprende Paolo Carasso: “Davide Turci (direttore sportivo degli Angels, ndr) ha fatto una squadra coi fiocchi con un budget bassissimo. Le persone per la prima squadra ci sono. 
Santarcangelo potrebbe avvicinarsi a Rimini. Tante sinergie si possono attivare. Non bisogna sbagliare le persone. Sette anni fa sono andato via perché il progetto non mi convinceva”.
Prende la parola Gianpiero Arcangeli, presidente di Ibr: “è impensabile che noi a 70 anni e passa possiamo metterci a fare una nuova società. Se ci sono dei ragazzi giovani che hanno passione e voglia di fare noi possiamo aiutarli, suggerire delle cose”.
Ancora Paolo Carasso: “credo che non dobbiamo avere fretta oggi. Secondo me il rischio più grande è non essere credibili: per essere credibili oggi bisogna portare avanti dei progetti seri. Non andiamo a disperdere forze”.
Interviene anche il presidente dell'Happy Basket Rimini, Giampaolo Piomboni: “da una parte si parla di un progetto che parta dai giovani, dall'altra si parla di una persona che fa un altro mestiere: il procuratore. Io non voglio demonizzare il mestiere di Capicchioni. Nessuno dice che quello che fa lo fa male. L'errore che facciamo è che siamo divisi. Non ci possiamo permettere di fare come nel calcio, che sono nate due società. Muore il Basket Rimini: deve rinascere il Basket Rimini”.
La parola passa nuovamente a Paolo Carasso: “contiamo le iniziative di marketing che il Basket Rimini ha fatto. Hanno dato più visibilità ai Crabs gli Amici del Basket di Rimini in tre mesi che tre anni di gestione dell'amministratore delegato Vecchiato. Faccio l'esempio di Maurizio Ferro: quando non serviva più è stato messo da parte”.
Si torna anche sul tormentone Riviera Solare. “Alberto Bucci ha fatto solo un errore, quello di credere alle persone - dice in merito Carasso -. Nel giro di due mesi però ha invitato noi degli Angels e l'Ibr a vedere la partita. Aveva già capito che qui a Rimini bisognava spalancare le porte. C'è anche chi ha creduto cinque mesi in Bergamini e ci ha portato fino a questo. 
Nel momento in cui è venuto fuori Bergamini gli altri imprenditori sono stati accantonati. Credo ci possano essere i giusti imprenditori per investire in progetti seri. Abbiamo diversi grandi ex giocatori: Carlton Myers non può essere l'immagine di Rimini? Anche anche tanti ex allenatori, come Pasini. Ma si potrebbero coinvolgere anche persone nuove”.

Prima parte
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Seconda parte
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Terza parte
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Vecchiato risponde a Carasso:
"Io non scappo, altri sì... A che titolo parlano? Hanno bisogno di un po’ di visibilità?”
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RIMINI - Lunedì sera era alla Palestra Carim, assieme alle circa 250 persone che assiepavano i gradoni del ‘laboratorio giovanile’ biancorosso. Renzo Vecchiato, chiamato senza giri di parole in causa da Paolo Carasso quale co-responsabile, assieme ad Adriano Braschi, della fine del Basket Rimini, fa sentire la sua replica “e poi non mi metterò più a rispondere a queste sagre di paese ridicole e montate ad arte. Evidentemente con questa conferenza stampa fiume, organizzata senza nemmeno un contraddittorio, certe persone pensano di guadagnarsi qualche favore o ritagliarsi spazi. Contenti loro...”. 
TESTA ALTA Non accetta, Vecchiato, l’essersi sentito tacciare di ignavia, di vigliaccheria. “Hanno detto che mi nascondo, invece sono qui, tutti possono trovarmi in sede. Non capisco a quale titolo parlino queste persone, questi ‘soloni’ che pretendono di giudicare il lavoro degli altri. Ma come si permettono? Lo sanno che a decidere, in una Srl, è il consiglio d’amministrazione? E poi, giusto per chiarire: nonostante la barca facesse acqua, io sono rimasto qui negli ultimi anni, mentre il mio predecessore (Gian Maria Carasso, ndc), all’alba dell’agosto 2000 si chiamò subito fuori, quando Corrado Sberlati decise di mettergli di fianco una persona di fiducia per monitorare i conti. Per cui mi si accusa di una cosa che io non ho fatto mentre altri, anzi proprio loro che accusano, hanno fatto. Hanno parlato di cimeli, non siamo il Real Madrid o l’Inter, la cosa più preziosa che avevamo era la canotta degli 87 punti di Myers restituita a Carlton da Braschi nel corso dei playoff. Per cui di che cosa parlano?”.
SBERLATI E’ un fiume in piena, Vecchiato, che evidentemente toccato nell’orgoglio non risparmia nessuno. “La cosa che mi da più fastidio, peraltro dopo aver saputo dell’ennesima tragedia della famiglia Sberlati (la morte della primogenita di Corrado, Loretta, avvenuta nella notte tra lunedì e martedì, ndc), è che chi lo tira fuori esaltandolo e parlando della sua lungimiranza, il giorno del funerale del povero Gianluca nemmeno c’era, perché era in vacanza con la moglie. La gente forse certe cose non le sa, ma io si. Troppe cose potrei tirare fuori, in 20 anni ne ho viste diverse. Ma è meglio che non lo faccia, non ci sto ai loro giochetti”.
GESTIONE Si passa quindi alle risposte sulla mala-gestione, l’ormai famigerato “avevano 10 e spendevano 15”. “Non sta a me parlare delle promesse non mantenute, Braschi lo ha già fatto più volte e comunque non voglio ripeterlo. Secondo voi, se non avessimo avuto rassicurazioni, avremmo preso certe decisioni? Non siamo così stupidi. Dicono che ho fatto terra bruciata, che non so fare marketing: abbiamo sempre mantenuto un buon rapporto con le società della provincia, e mi risulta che tutti i ragazzi avessero la possibilità di sottoscrivere un abbonamento speciale. Tutti, non solo quelli di Rimini. In ogni caso ho già detto che di errori ne ho commessi tanti, e lo ribadisco. Non sono di certo perfetto”.
GIOVANI Chiusura col settore giovanile e, quindi, Paolo Carasso. “Ha detto che è andato via perché non condivideva il progetto, e gli faccio i complimenti per lo straordinario lavoro che sta facendo a Santarcangelo. Però, quell’estate (2004, ndc), da qui sparirono 80 bambini. E non aggiungo altro”. Sul futuro del basket a Rimini le sue sono speranze, nulla più. “I genitori, lunedì sera alla Carim, chiedevano forte se la domenica pomeriggio, il prossimo inverno, si vedrà qualcosa. Io non lo so, ma se c’è la volontà si può ripartire. Il 16 di luglio ne sapremo di più”.
Matteo Peppucci - La Voce di Romagna
06/07/2011

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