martedì 27 dicembre 2011

Derrick Rose: la storia del ragazzo di città

da Rivista Ufficiale NBA - Dicembre 2011

DERRICK ROSE ARRIVA NELLA NBA NEL 2008.
CI ARRIVA COME PRIMA SCELTA ASSOLUTA,
AL DRAFT DI QUEL GIORNO, PER I CHICAGO BULLS.
GIÀ, I CHICAGO BULLS.
NON UNA SQUADRA COME UN'ALTRA.
PER DUE MOTIVI.
PER QUELLA STATUA FUORI DALLO UNITED CENTER
(“THE BEST THERE EVER WAS.
THE BEST THERE EVER WILL BE”).


E per quei record collezionati nei decenni pre- e post- l'uomo della statua.
I numeri parlano chiaro.
Il periodo post-Jordan, pre-Rose dura esattamente un decennio, dalla stagione 1998-99 a quella 2007-08. Il bilancio parla chiaro: 289 vittorie Bulls, a fronte di 499 vittorie degli avversari (36.7%).
Di tutt'altro verso il decennio precedente, nel più crudele (e naturale) dei paragoni.
Inizia con l'annata 1988-89, termina con quella 1997-98. Porta in dote - lo dice la storia - la bellezza di 6 titoli NBA e la singola stagione più vincente nella storia NBA, ma qui interessano le cifre. Fanno 592 vittorie contro 228 sconfitte (72.2%). Numeri ancora più incredibili se si escludono i due anni del sabbatico nel baseball del n°23 (Jordan giocò solo 17 partite - 13 vinte - nella stagione 1994-95, saltando completamente la precedente). I successi sono 490, le sconfitte 166 (74.7%).
Ecco perché, data astrale 2007, erano in pochi i giocatori disposti a prender casa nella Città del Vento per risuscitare dal nulla una piazza importante come Chicago, misurarsi con un passato ingombrante e accettare il continuo, inevitabile paragone con “the G.O.A.T.”, the Greatest Of All Time, Michael Jordan.
Solo che Derrick Rose non ha scelto di “andare” a Chicago.
Lui è di Chicago.
Anzi, come meglio ancora ha detto il suo compagno ai Bulls Joakim Noah, “Derrick è Chicago”.
Englewood, per l'esattezza, che di Chicago è solo una zona. La peggiore.
Parlano ancora i numeri. Fanno tra i 3.500 e i 4.000 crimini violenti all'anno, tra i 30 e i 50 omicidi.
Quello di Benji Wilson, ad esempio. Era il 1984, lui era il miglior giocatore liceale d'America (come Rose), era la stella di Simone Rice HS (come Rose) e indossava il n°25 (come Rose).
Oppure come quello di Maurice Davis. Era cresciuto nella stesse strade dove poi è cresciuto il n°1 dei Bulls, ne aveva messi 38 l'ultima volta che aveva indossato la sua maglia n°34 di Englewood High e sognava due cose: diventare un McDonald's All-Star e imitare l'eroe cittadino, Michael Jordan. Si è ritrovato 5 pallottole in corpo a 18 anni, pochi giorni prima del Natale 2002. Con la divisa di McDonald's All-Star lo hanno sepolto. E nella bara ha trovato posto anche una foto di MJ.
Ora, perché raccontare tutto questo?
Perché Chicago e Englewood sono le due principali ragioni per pensare che Derrick Rose sia il prossimo Re, quello destinato a ereditare la corona dal teutonico di Würzburg. Poi, sia chiaro, ce ne sono anche per pensare che sia meglio guardare altrove - e Phil Jackson (che sembra aver indossato in fretta e volentieri i panni del vecchio saggio un po' folle con licenza di dire più o meno quello che vuole, dal suo ranch del Montana) li ha elencati uno a uno. Punto primo: Rose bene, Rose benissimo, ma se non si inseriscono pezzi complementari al n°1 (di nome e di fatto) di casa Bulls difficile pensare di poter bissare l'annata o fare addirittura meglio. Punto secondo: quei pezzi hanno un nome, tiratori. Punto terzo: Carlos Boozer deve iniziare a fare il Carlos Boozer (leggi contributo in post da All-Star).
Tutto vero, tutto giustissimo, ma - come direbbe un altro coach campione, quello che sollevava il Larry O'Brien a metà anni Novanta, proprio nell'interregno Jackson - “never under estimate the heart of a champion”. E si torna a Rose, si torna a Chicago, si torna a Englewood.
Perché Rose ha una carta in più, rispetto a LeBron, rispetto a KD, rispetto a Kobe. Carta tanto affascinante quanto pericolosa. Profeta in patria, dicono. LeBron ci ha provato per 7 anni, poi si è infilato un paio di infradito e ha scelto il sole di SoBe. KD è uomo della capitale, che ha amato Seattle e che ora si ritrova a Oklahoma City. Kobe può sì essere considerato losangelino di adozione (15 stagioni di NBA, tutte in oro&porpora), ma i legami di sangue sono un altra cosa e i suoi portano perfino nella lontana Italia, passando da Philly. Tutta un'altra cosa, invece, vivere, respirare, assorbire fin dall'infanzia il ritmo e l'identità di una città, dalla culla alla tomba, e farli propri. La storia del ragazzo di città che riporta il titolo a casa - il primo dopo l'epopea Jordan - se non ti schiaccia ti dà, necessariamente una marcia in più. E Rose sembra saperla sfruttare al massimo.
Poi c'è Englewood, che da Chicago è un'altra cosa ancora. Senza i soliti stereotipi del ghetto e della rivincita sulla vita, non servono neppure. Bastava vederlo sulla cover story di ESPN The Magazine, nel numero disgraziatamente ribattezzato “Style Issue”. Il ruolo del dandy da copertina proprio non riusciva a recitarlo. “Qual era il tuo stile, da ragazzino?” la domanda tipo. “Stile?”, la sua replica, quasi sorpresa. “Io mi mettevo i vestiti che mi passavano i miei fratelli, quando a loro non andavano più bene”. No. Shit. Basta starlo a sentire quando anche a lui - un divo del muto per predisposizione caratteriale - viene chiesto un'opinione sul lockout: “Non credo sia necessario. Non vedo una ragione perché dei miliardari e dei milionari debbano litigare sui soldi. Ci sono molte altri temi, nel mondo, su cui litigare e dividersi, ma i soldi non dovrebbero essere un problema”. Eccolo, Derrick Rose. Eccolo, l'imprinting di Englewood. No nonsense, dicono negli Stati Uniti. Questo è uno che la testa non se l'è montata e sembra non aver alcuna intenzione di farlo. Questo è uno che al lavoro ci crede. Proprio come coach Thibodeau, in quello che sembra proprio un matrimonio perfetto. Ci si scambia gli anelli sull'altare, no? Thibodeau ha quello vinto a Boston, D-Rose le dita ancora libere...


venerdì 23 dicembre 2011

Oltrepò Pavese indigesto a Rivali e compagni

PAUL MITCHELL PAVIA-ANGELS SANTARCANGELO 70-65
La rimonta dall’inferno del -17 nel quale erano sprofondati gli Angels non produce purtroppo il lieto fine e per Santarcangelo a Pavia arriva la quarta sconfitta consecutiva (70-65). Dopo una partita molto tirata, è stato un quarto periodo incredibile a decidere le sorti dell’incontro, con la Paul Mitchell a involarsi sul massimo vantaggio partendo dal risicato +3 del 30’ e i clementini a provare una disperata rimonta condita pure dal tentativo di fallo sistematico nel finale. Niente da fare, festeggia Pavia.
A scattare meglio dai blocchi è la squadra lombarda, che grazie ai vari Borgna, Pederzini e Maiocco va 6-0 per l’esultanza dei tifosi di casa. Per gli Angels reagisce Luca Bedetti, che infila da solo i primi sette punti gialloblu e poi grazie all’aiuto di Rivali e Ancellotti arriva al pareggio a quota 11 al 7’. La gara adesso diventa subito punto a punto, ma la Paul Mitchell ha un ulteriore colpo di coda e riesce a conquistarsi un vantaggio consistente in chiusura di quarto (21-13 al 10’). Qualche parziale di troppo preso dai clementini, ma anche i break positivi non mancano: è il caso dello 0-9 che lancia i nostri al comando al 15’ grazie al buon apporto di Bonaiuti (23-24). All’intervallo è 31-30, tanta intensità e la posta in palio che si sente da ambo le parti, anche perché si tratta dell’ultima gara del 2011, oltre che un’importante sfida in ottica playout.
Di ritorno dagli spogliatoi Broglia sorpassa subito, ma di lì in poi si inizierà a segnare molto meno rispetto a un primo tempo pure avaro di brillanti conclusioni in attacco. Le percentuali latitano e così è inevitabile che la gara rimanga tesa e sul filo dell’equilibrio (41-38 al 30’). Quello che non ti aspetti arriva puntuale in apertura di ultimo periodo, si tratta del parziale negativo che in sostanza consegna la partita nelle mani di Pavia. Gli Angels aprono gli ultimi dieci giri di lancette con tre perse e nessun tiro tentato, alla Paul Mitchell si raddrizza la mira e parte con tre canestri e un libero. Il risultato è un tabellone che dice 48-38 al 32’. Non basta, perché dopo gli acuti di Silimbani, Ancellotti e Bonaiuti, Pavia torna macinare canestri e ad allargare la forbice (due triple mortifere di Maggio e il cesto di Cazzaniga per il 60-43 al 35’). Cinque minuti che hanno spaccato in due la partita, mentre i successivi cinque dicono tutto il contrario. Bonaiuti mette la tripla, Broglia va col canestro e libero aggiuntivo e dopo una serie di tiri liberi, sette consecutivi, sembra ci sia ancora speranza (62-55 al 38’). Bedetti infila una tripla che rimette tutto in gioco, Ancellotti lo segue con un altro canestro dalla lunga distanza e adesso si viaggia sul 65-61. Di tempo ce n’è realmente poco, Bonaiuti mette anche il -3 ma adesso è obbligatorio il fallo sistematico e nell’ultimo minuto la mano dei giocatori lombardi non trema. Maiocco fa 5/6 dalla linea della carità, Pavia si aggiudica il match 70-65.

martedì 20 dicembre 2011

Crabs & Special Crabs insieme al Flaminio

Le immagini dell'allenamento congiunto tra Crabs & Special Crabs
di sabato 17 dicembre 2011 presso il Palasport Flaminio


Il servizio musicato di Icaro Sport per Calcio.Basket

lunedì 19 dicembre 2011

Il cuore di Forlì beffa Brindisi all'overtime

MARCOPOLOSHOP.IT FORLÌ-ENEL BRINDISI 93-92 d.t.s.
Clamoroso al Palafiera: Forlì conquista una vittoria ad un certo punto improbabile (ad esser buoni), risalendo dal -17 del 25', sprecando la palla match al 40' e riprendendo per i capelli un supplementare che non aveva preso una piega di certo favorevole ai colori biancorossi. Tantopiù se l'avversario è una squadra come Brindisi, dotata di un allenatore che solo l'anno scorso faceva l'Eurolega così come in Europa, giocavano 3/5 del quintetto; per non parlare di un pacchetto di italiani di livello e un americano di primissimo piano in LegaDue come Hunter.
Ecco che, da vittoria insperata, quella di Forlì prende il sapore dell'impresa vera e propria: per la libidine di un Palafiera che si conferma una volta di più palasport in grado di 'spingere' nei momenti caldi, risultando un vero fattore. Il primo quarto della contesa scorre tutto sul filo dell'equilibrio, ma, soprattutto, a saltare agli occhi è la qualità degli attacchi: entrambe le squadre tirano con l'80% dal campo, Trapani irride i lunghi brindisini, battendoli e punendoli con cinismo, mentre dall'altra parte, sono proprio Borovnjak (250.000 euro all'anno, per gradire) e Callahan a punire le rotazioni forlivesi in the paint, mentre un Hunter in serata di grazia colpisce dalla lunga.
Si segna tanto, forse troppo: infatti i primi minuti del secondo parziale sono la sagra dell'errore: nessuno segna, dopo 5' sta 4-3 per la FulgorLibertas, le panchine non apportano contributi sostanziali; così si arriva all'intervallo sul +6 ospite, propiziato da un 9-0 interamente griffato Jimmy Lee Hunter. Il rientro dalla pausa lunga, da cui si aspetta una reazione forlivese, inizia con una persa sulla rimessa iniziale: bene, ma non benissimo per Forlì, che pare sulle gambe, in attesa di chissà cosa, quasi ad aspettare il tracollo ospite. Che ancora non arriva: il trio Hunter-Callahan-Borovnjak propizia il break, con il lungo scuola Partizan a segnare il canestro del +17, massimo vantaggio ospite, sul 39-56.
I biancorossi si trovano con le spalle al muro e, quando già i primi iniziano a scommettere sull'ingeneroso divario finale e dalla curva si alza il classico invito a "tirarle fuori", arriva una prima reazione: una ritrovata intensità, Natali e, soprattutto, Huff provano a riaprire la partita, con un minibreak di 6-0 che porta Forlì sul -10. Lottano, i romagnoli, ma la squadra di Bucchi sembra avere in mano il pallino della partita, quando ecco il fattaccio: Easley va su a tirare, Renfroe fa fallo e ne esce fuori un parapiglia sotto canestro. Gli arbitri optano per il fallo antisportivo, così prima Easley, poi, sull'azione seguente, Freeman, segnano 4 tiri liberi, portando i colori locali sul 70-74.
Di qui in avanti, complice anche le assordanti trombette del settore ospiti che trasformano anche gli spettatori più miti in furie nevrasteniche, il Palafiera diventa una bolgia mentre Brindisi è in totale stato confusionale: Natali da 3 sull'assist di Easley consegna il -1, perfezionando il pareggio a quota 80 un pugno di secondi dopo dalla lunetta. Da una parte 2/2 di Hunter ai liberi, dall'altra Freeman in qualche modo trasforma il canestro dell'82 pari. Due possessi: Hunter pompa la palla per 15", ma non trova nulla; dall'altra parte Forlì fatica a fare la rimessa decisiva, alla seconda volta, la palla arriva a Borsato che viene stoppato da Renfroe: overtime.
Overtime che vede Forlì faticare, anzi vacillare: Callahan pasteggia nel pitturato, Hunter spara indisturbato 3 punti dall'angolo e Brindisi va fino sull'85-90. A questo punto, Forlì, come l'araba fenice, risorge: canestro e fallo (gentile omaggio della terna in grigio) di Easley, le entrate di Freeman e si arriva sul 90 pari. Freeman è in lunetta, segna il primo, sbaglia il secondo, la palla cade prima nelle mani di Easley, poi in quelle di Shawn Huff, che, gelido, trasforma il 93-92. Pochi secondi, ancora palla ad Hunter, ma il suo uno contro uno non trova la strada del canestro e Forlì può esultare: arrivano due punti importanti, che consentono ai romagnoli di allontanare Sant'Antimo... e di confermarsi in grado di duellare alla pari con le big del campionato.

domenica 18 dicembre 2011

Per i clementini l'ennesima beffa interna

ANGELS SANTARCANGELO-BRANDINI FIRENZE 68-74
DISCLAIMER: questo è un organo ufficiale, chi era a vedere la partita qualche ora fa  sa benissimo cosa è successo, lo ha visto coi propri occhi. Proprio per questo, non aspettatevi insulti e contumelie a chicchessia. Qua parliamo, per quanto possibile, di quello che è accaduto in quei 40 minuti di gioco effettivi. DURANTE il gioco effettivo, non a gioco fermo.
La partita. All’inizio questa gara è come una ballata lenta, neanche tanto gradevole ma utile a mandare in vantaggio gli Angels: la schiacciata di Ancellotti e il canestro da sotto di Broglia dopo tre minuti e mezzo sono gli unici acuti di uno spettacolo che deve ancora carburare. Poi qualcosa si muove, Spizzichini fa malissimo alla difesa clementina e con un paio di recuperi sorprendenti la Brandini Firenze si ritrova in un amen a +6 col break di 0-10 (4-10). Pesaresi però ha buon impatto dalla panchina, Rivali è il solito condottiero con la mente lucida e di parziale ne arriva un altro, ma questa volta a favore di Santarcangelo, un 11-2 che manda i gialloblu 15-12 all’11’. La partita ha preso una direzione? Neanche a pensarci. Altra inversione a U, altro colpo di coda di Firenze e due minuti dopo gli Angels sono sotto 15-19 col canestro da tre punti di Monaldi. Difficile comprendere e scovare una linea tecnica in una gara di grande importanza e che vive sui nervi fin da subito. A spezzare il “momentum” ci pensa ancora un Pesaresi davvero caldo, che con due triple consecutive fa scoppiare il palazzo e regala ai nostri il 25-21 del 15’ (poi 27-21 con due liberi di Bedetti). Santarcangelo ha preso inerzia? Purtroppo no, gli ospiti mettono insieme ancora un parziale di quelli che ribaltano presto tutto quanto. Spizzichini è la variabile, nettamente l’Mvp della prima parte di gara (14 in 16’, alla fine saranno 17 in 34’).
Chi non aveva acceso il fuoco nei primi 20’ era stato invece Amici (2, alla fine 20), che però si è ampiamente rifatto nel secondo tempo. Il pesarese comincia subito con la tripla del +6 Firenze (29-35), ma Bedetti è carico e recupera palloni a metà campo che puntualmente si trasformano in contropiede. Dal 38-38 del 24’ la partita diventa punto a punto e il 46-45 del 30’ ne è la testimonianza. Gli Angels cominciano con una tripla ancora di Bedetti l’ultimo parziale (49-45 al 31’), poi si soffre. Giampaoli consente a Firenze un nuovo sorpasso ma Santarcangelo tiene e ha ancora il naso avanti a 5’10” dalla sirena (due di Ancellotti su assist di Rivali, 56-55). Adesso diventa durissima, i canestri non entrano e Amici invece dall’altra parte si inventa delle conclusioni di grande talento. È una sua tripla a dare il 58-62 a -1’22”, è ancora un suo canestro a firmare il 60-64 a -44”. Quando anche Sanna gonfia la retina sembra davvero finita (62-66 a -24”), invece il cuore gialloblu continua a battere. Play by play da far tremare i polsi. Pesaresi sbaglia da tre, ma dopo il rimbalzo d’attacco di Bonaiuti la tripla la mette (65-66 a -15”). Dall’altra parte Monaldi fa 2/2 ai liberi, si ritorna nella metà campo d’attacco e Bonaiuti infila un’incredibile bomba che vale il pareggio a 68. Mancano esattamente 7 secondi e 4 decimi da giocare, coach Paolini va con l’obbligatorio time-out per avanzare la palla ma non sapremo mai cos’ha disegnato per l’ultimo schema d’attacco. Viene fischiato un antisportivo a Pesaresi con palla ancora ferma. 2/2 di Scodavolpe, che poi ne mette altri 4 sulle sanzioni aggiuntive per i falli successivi di Rivali e alla panchina. Finisce 68-74.

venerdì 16 dicembre 2011

Ibr e Angels scendono in corsia per A.R.O.P.

Con l'avvicinarsi delle festività natalizie, Insegnare Basket Rimini ha deciso di rivolgere uno sguardo al territorio, nello specifico ad Arop, l'Associazione Riminese di Onco-ematologia Pediatrica che si occupa del supporto e dell'aiuto a bimbi e ragazzi ricoverati presso l'omonimo reparto dell'Ospedale "Infermi" di Rimini e alle loro famiglie. Tutta Ibr, dirigenza e tecnici, destinerà la consueta cifra stanziata per i regali di Natale ad Arop, ritenendo così di interpretare nel modo migliore lo spirito e le finalità che ne caratterizzano la propria attività. In più saranno destinati ad Arop ulteriori 2310 euro, cioè 10 euro della quota associativa (120 euro) versata dai 231 bambini tesserati. Proprio questo numero, 231, rappresenta il record storico d’iscrizioni per Insegnare Basket Rimini, che si occupa da sempre di attività giovanile anche in collaborazione con As You per quel che riguarda i bimbi extracomunitari, e con la Fondazione della Cassa di Risparmio, per i bimbi residenti a Rimini con difficoltà economiche.
Mercoledì 14 dicembre alle ore 14.30, cinque mini atleti Ibr e cinque giocatori Angels incontreranno al reparto di Onco-ematologia Pediatrica dell’Infermi i bimbi meno fortunati e consegneranno loro i regali di Natale.
Arop è una Onlus che dal 2006 opera sul territorio riminese - spiega il Presidente di Arop, Roberto Romagnoli -. Il reparto di Onco-ematologia pedriatica è un centro importante per tutto il paese e Arop s’impegna da diversi anni per cercare di dare un sostegno concreto all’attività. Come? Attraverso contributi per la formazione del personale, l’acquisto di macchinari, l’accogliere in appartamenti in foresteria le famiglie più in difficoltà dei pazienti. Oppure lo stesso acquisto di giocattoli e l’impiego di una psicologa per il reparto”.
Vuole lanciare un appello all’aiuto?
Ai bambini meno fortunati che vivono in questa situazione un pensiero e una preghiera sono sempre graditi. Qualsiasi contributo che la gente comune vuole versare, è bene che sappia che lo si trasmette per intero al contesto ospedaliero”.

Pomeriggio toccante per tutti i protagonisti che l’hanno vissuto. Senza tema di smentita, quella di oggi (mercoledì, ndr) è stata una giornata di grande rilevanza per tutti i protagonisti coinvolti. Cinque mini atleti di Insegnare Basket Rimini, assieme a quattro giocatori Angels e coach Massimo Padovano, hanno fatto visita al reparto di Onco-ematologia pediatrica dell’ospedale Infermi di Rimini, portando ognuno un pacco dono indirizzato a un piccolo paziente. Secondo le richieste pervenute, sono arrivati trenini o pupazzi dei personaggi delle serie animate televisive, più altri piccoli doni. C’era anche il clown “Caramello”, che con i suoi giochi e gli scherzi ha intrattenuto i piccoli in sala.
Ibr ha inteso devolvere dieci euro della cifra associativa (120 euro) per ogni iscritto, raggiungendo così la somma di 2310 euro (231 iscritti) che è stata devoluta ad Arop, l’Associazione riminese di onco-ematologia pediatrica che fornisce un sostegno concreto alle necessità del reparto ospedaliero.
Momenti intensi in reparto che hanno coinvolto i bimbi in biancorosso e i giocatori gialloblu Eugenio RivaliLuca PesaresiGiorgio Broglia e Andrea Ancellotti.
Una visita molto toccante - conferma il presidente di Ibr, Gian Piero Arcangeli -. Siamo venuti qui perché abbiamo sentito il desiderio di avvicinarci a bambini che dovranno lottare per crescere e guarire da una malattia pesantissima. Ci siamo sentiti in dovere di aiutare questi piccoli meno fortunati”.

giovedì 15 dicembre 2011

Il gioco più bello del mondo compie 120 anni


OTTAWA - Compie oggi centoventi anni il gioco del basket. Il 15 dicembre 1891 il canadese James Naismith in quel di Springfield, nel Massachusets, pubblicò le 13 regole base del gioco, punto di partenza di questa disciplina sportiva.  E dire che, più che come sport, il basket era nato come passatempo, come “modo alternativo” di fare attività fisica al coperto durante i gelidi inverni del luogo. Poi però, il professore di educazione fisica della YMCA International Training School, ebbe il lampo di genio, prendendo spunto da un gioco canadese, tipico del luogo dove era nato il 6 novembre 1861, vale a dire Almonte, nell’Ontario.
Il gioco in questione altro non era che il "duck-on-a-rock", letteralmente “anatra su una roccia”. Si trattava di una gara a chi per primo riusciva a far cadere, colpendola con un sasso da una distanza prestabilita, la pietra, collocata su un masso. Una volta fatta cadere, bisognava correre a recuperare il proprio sasso, mentre un’altra persona, rimesso il “duck” al suo posto, doveva tentare di afferrare l’avversario. Più si arcuava la parabola, più aumentavano le possibilità di successo; era un gioco che richiedeva finezza e accuratezza a chi lo praticava. Naismith altro non fece che sostituire un pallone al sasso ed un cesto alla pietra mantenendo, comunque, il gesto tecnico della parabola.
Se James Naismith fu l'inventore del basket, il nome del gioco, invece, fu un’idea di Frank Mahan, uno dei suoi allievi, dopo che lo stesso inventore si rifiutò di denominarlo Naismithball. Un mese dopo, il 15 gennaio 1892, Naismith pubblicò il primo regolamento del gioco, mentre la prima partita ufficiale di basket che sia stata registrata ebbe luogo a New Haven, nel Connecticut, il 20 marzo del 1897: l’università di Yale sconfisse 32-10 l’università della Pennsylvania.
Dopo la morte, Naismith fu onorato con numerosi riconoscimenti. Nel 1959 divenne uno dei primi membri del Basketball Hall of Fame, in qualità di contributore lo stesso Hall of Fame fu ufficialmente denominato Naismith Memorial Basketball Hall of Fame in sua memoria. Dal 2007 il nome di James Naismith figura anche nel FIBA Hall of Fame. Dal Campionato mondiale di pallacanestro maschile 1967 la FIBA ha istituito il Naismith Trophy, cioè il trofeo assegnato alla nazionale vincitrice dei Campionati mondiali di pallacanestro. La NCAA conferisce annualmente i Premi Naismith ai migliori giocatori della stagione. Nel luglio 2011 ad Almonte, sua città natale, è stata eretta una statua in bronzo realizzata dallo scultore statunitense Elden Tefft.

[...] Da allora quante pagine sono passate: partite memorabili, gesti divenuti epopea dello sport.
Fu aggiunto al programma olimpico in occasione delle Olimpiadi di Berlino 1936 (anche se vi era stato precedentemente un torneo di basket durante le Olimpiadi di St. Louis 1904, non riconosciuto ufficialmente dal CIO). In quell’occasione, Naismith consegnò la medaglia d’oro agli Stati Uniti, che sconfissero in finale il Canada.
Nel 1946 nacque negli USA la National Basketball Association (NBA), con lo scopo di organizzare le squadre professionistiche e rendere lo sport più popolare. Nel resto del mondo, la diffusione si incrementò con la nascita della Federazione Internazionale Pallacanestro nel 1932. In Europa, il basket ebbe una particolare risonanza e soprattutto l’Unione Sovietica fu lo stato che riuscì a competere a livello internazionale alla potenza degli Stati Uniti.
Milioni i praticanti in tutto il mondo, con diversi stati nei quali è sport nazionale, ampia la diffusione sui media, e personaggi come Michael Jordan, Magic Johnosn, Larry Bird o Kobe Bryant che sono tra gli sportivi piu conosciuti di tutti i tempi. Oggi la pallacanestro festeggia gli anni, con intorno tanti fans (primo su tutti il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che non perde occasione per fare due tiri a canestro nelle sue pause). Con l’augurio che corrette politiche di chi la deve oggi amministrare (basti guardare il recente lockout che ha rischiato di far saltare una stagione di NBA) aiuti a farla crescere in modo da festeggiare, con una schiacciata o una conclusione da tre punti, altri 120 anni di vita!

mercoledì 14 dicembre 2011

Ricky Silvestrini cena insieme ai propri fans

Ieri. Martedì 13 dicembre 2011, ore 21, America Graffiti di San Marino.
Location perfetta per la prima cena del SOLO DOLO Fans Club, dove tra un boccone, un goccio e tante risate si è celebrato il giocatore che unisce tutti sotto un'unica bandiera (o per meglio dire striscione), Riccardo Silvestrini.


Grazie Solo Dolo!

lunedì 12 dicembre 2011

Santarcangelo dura un tempo in riva al Ticino

SBS CASTELLETTO TICINO-ANGELS SANTARCANGELO 67-52
A Castelletto gli Angels non vanno oltre una buona prima parte di gara, subiscono un parziale che tramortisce nel terzo quarto e non si rialzano più. Questa, in estrema sintesi, l'analisi di una partita nella quale i nostri hanno sofferto a rimbalzo e non sono riusciti a reagire al buon impatto dell'Sbs nel secondo tempo. Si ritorna dalla trasferta con un ko e ora l'imperativo è subito voltare pagina, visto che sabato prossimo al PalaAngels arriva Firenze.
L’inizio è favorevole a Santarcangelo, che riesce ad andare sull’1-5 grazie a una tripla di Palermo e poi allunga con Broglia per il 6-12 del 7’. Tutto pare filare nella maniera giusta, anche perché la difesa morde e in attacco si trovano buone soluzioni da parte di tutti. Si soffre un po’ Cotani a rimbalzo (10 alla fine del primo tempo) ma il timone del comando è nelle mani degli Angels. Santarcangelo va 10-16 con un buon Ancellotti, ma in quel momento Castelletto fa le prove generali del break che poi ucciderà la partita nel secondo tempo. L’Sbs questa volta si limita a un 11-0 che non chiude affatto la questione (21-16 al 14’) ma che segnala di come il vento della partita sia cambiato. C’è comunque equilibrio, i clementini restano in gara alla grande e all’intervallo la bilancia è in perfetta parità (29-29).
Il secondo tempo comincia molto bene, con i canestri di Bonaiuti e Palermo per il 29-33 e con tutta l’inerzia del mondo dalla parte ospite. Eppure… Eppure questa volta basta poco, molto poco, per far crollare tutto. Castelletto è brava a riprendersi e a mettere il parziale che la porta in vantaggio. Dri e Cotani cambiano la partita (43-35 al 27’) ma si è comunque “solo” a -8 con tutto il tempo a disposizione per ribaltare ancora una volta le sorti del match. L’aria però non è quella della reazione, la forbice invece di accorciarsi si allunga a dismisura e ben presto non c’è davvero più nulla da fare. Al 33’ il tabellone dice 59-36, il che equivale ad un break di 30-3 che non lascia spazio a recriminazioni. Nel finale qualcosa si rosicchia ma obiettivamente la partita era finita da un pezzo. Sabato in casa con Firenze, sempre forza Angels!

sabato 10 dicembre 2011

La stella dei Portland Trail Blazers si ritira

Clamoroso nel mondo Nba: Brandon Roy dovrebbe annunciare a breve il suo ritiro dal basket. La guardia dei Portland Trail Blazers soffre di un problema cronico alla cartilagine delle ginocchia che ne ha pregiudicato tutta l'ultima stagione, e potrebbe decidere di appendere le scarpe al chiodo all'età di 27 anni. Per la franchigia sarebbe una grande perdita, ma, analizzando a fondo la situazione, potrebbe anche trattarsi di un risparmio altissimo (l'ingaggio di Roy è il più pesante per i Blazers) senza ricorrere alla clausola di amnistia, che prevederebbe di pagare il cestista, ma senza includerlo nel tetto salariale del roster.

"Il nostro piano adesso è di non usare l'amnistia - ha detto il patron dei Blazers Larry Miller - Ci aspettiamo che Brandon faccia parte di questa squadra quando la stagione inizierà". Ma molto probabilmente non sarà così: fonti vicine a Roy indicano che la decisione è quasi presa, e si attende solamente la conferma nelle prossime ore. Tanto il dispiacere nel mondo del basket, a cominciare dall'All Star dei Miami Heat LeBron James, che su twitter scrive: "Non posso credere che sia vero, se ne andrebbe una delle due migliori guardie di tutta la Lega".



E’ ufficialmente finita l’attività agonistica nella Nba di Brandon Roy. A soli 27 anni, il miglior Rookie 2007 ha dovuto appendere gli scarpini al chiodo per un problema al ginocchio che ne mina la salute fisica: “E’ un giorno molto difficile e doloroso - dice la guardia in un comunicato diffuso nella notte Usa dalla franchigia dell’Oregon -. Amo il basket, i Portland Trail Blazers e i nostri tifosi, ma dopo essermi consultato con i dottori ho capito di aver subito un infortunio che pone fine alla mia carriera. La mia famiglia e la salute sono le cose più importanti per me e alla fine questa decisione l’ho presa per loro e per la qualità della mia vita. Ringrazio tutti a Portland: è stata una cavalcata fantastica”.
Roy chiude con 321 partite e una media di 19 punti a partita.

venerdì 9 dicembre 2011

Angels beffati, ai Crabs il derby con Ravenna

ANGELS SANTARCANGELO-ACEGAS APS TRIESTE 64-67
No, no, no… Tre volte no, come tre volte aveva tentato di bucare la retina dall’arco Innocenzo Ferraro nei primi 39’57” senza riuscirvi. Nell’occasione più importante invece “ciuff”, 64-67 a -2 secondi abbondanti dalla sirena che diventano, chissà perché, 1 secondo e 6 decimi. Rimessa a metà campo per Santarcangelo, tiro aperto per Bonaiuti dall’angolo e retina che invece questa volta non viene accarezzata. Riduttivo ridurla agli ultimi due possessi? Certamente sì. Riduttivo e fuorviante. Ma sono le emozioni della partita a raccontare questo, sono le facce attonite dei protagonisti in maglia Angels e del pubblico a darne notizia. Se la gioca ancora una volta con una buona prova difensiva, Santarcangelo. Se la gioca iniziando male e poi dominando alla solita maniera, con palle recuperate e contropiede. Ma non basta. Non è bastato contro Trieste.
La partita. Com’era cominciata? Con una Trieste più veloce a scattare dai blocchi grazie a un quintetto che va subito a segno per i primi cinque canestri. Va anche 4-14 la squadra giuliana, un parziale però subito ricucito quando si mette al lavoro capitan Rivali, bravo a uscire dalla panchina col massimo della vitalità nonostante gli acciacchi settimanali. Un suo gioco da tre punti vale il 18-19 del 10’, poi sono le gambe di Bedetti a favorire l’allungo clementino. Si arriva sul 27-21 del 15’ con l’Acegas che non riesce più a capirci nulla in attacco e i nostri che invece mordono alla grande. Basta un piccolo intoppo dei meccanismi però a far rientrare la squadra ospite, solidissima nei suoi senior, talentuosa con gli under e meritatamente prima nella Divisione Nord Est.
Il primo tempo finisce 31-32, Mastrangelo mette il 31-34 a inizio ripresa e poi succede che si alza il muro. Sì, proprio quel muro difensivo fatto di pressione sulla palla e di recuperi che ha fatto la fortuna degli Angels in questi anni. Il pubblico clementino ormai lo ha mandato a memoria, quando Santarcangelo è questa non c’è capolista che tenga. E infatti anche Trieste va in bambola, sommersa da un 19-2 gialloblu fatto di recuperi, campo aperto e uno contro zero come se piovesse (50-34 dopo 27’35”). Tutti sono protagonisti del parziale: Bonaiuti con 5 punti, Broglia con 4, Silimbani e Palermo con 3, Bedetti e Rivali con 2. Questo tanto per raccontare di come in questa fase sia stata decisamente “la squadra” a fare la differenza. Poi, come sapete, non è andato tutto bene… I fastidi maggiori li ha dati Ruzzier, un classe ’93 che sul finire di quarto ha messo due triple che hanno dato benzina allo 0-9 ospite (50-45). La partita adesso è diversa, gli Angels annaspano e si aggrappano al salvagente dell’unico che finora non aveva segnato, Luca Pesaresi. “Pesa” si prende un paio di tiri dei suoi (55-48) e, dopo il nuovo vantaggio giuliano (56-57 al 34’), riprende vigore con la tripla del 61-57. Adesso però si viaggia punto a punto, col canestro di Maganza che pareggia a 62 nel finale e col palleggio, arresto e tiro di Carra dalla media che vale il 62-64 a -1’37”. Ultimo minuto da cuori forti, con ancora Pesaresi (suoi 10 dei 14 punti di squadra negli ultimi 12’25”, il resto sono tiri liberi) a impattare dalla lunetta a -15” (64-64). Il resto? Una lama nel costato...
Angels

BASKET RIMINI CRABS-ACMAR RAVENNA 64-62
dal "Nuovo Quotidiano":
Per oltre tre quarti, il migliaio di spettatori presenti al Flaminio si è chiesto se quelli in campo fossero davvero i Crabs o dei cloni un po’ sonnacchiosi. Poi finalmente si è rivista la squadra che lotta, combatte, non si arrende e ci mette l’anima per vincere contro un’ottima Ravenna, che ha dimostrato di non essere la quarta forza del campionato per caso (64- 62).
Questi Crabs sono più forti dell’assenza di Bruni e del passaggio a vuoto di Hassan e di Filloy e si avvicinano così alla lunghissima pausa invernale (torneranno infatti in campo solo il 5 gennaio a Bassano) lanciando un messaggio alle dirette rivali d’alta quota Rosazzo e Ferrara: noi ci siamo.
Alla fine è stato Silvestrini, con una tripla a 7’’ dalla sirena a far esplodere il Flaminio: lo stesso play, finita la partita e impossessatosi del microfono, si è messo a intonare: “Noi siamo Rimini”. Babbo Natale è più basso, più magro, senza barba, con pochi capelli: veste la canotta biancorossa con il numero 6 e questa volta non aspetta il 25 dicembre per portare i regali. Arriva e nel sacco ha la splendida vittoria che chiude un 2011 che ha portato i Crabs dalla Legadue alla DNB, ma che lascia aperta la porta ad un ritorno in grande stile di Rimini nel basket che conta. E questo sarebbe un regalo veramente splendido.
Non c’è energia nell’avvio di partita dei Crabs: Ravenna invece è più scattante e con un attacco mai scontato e la zona 2-3 inizia a prendere il largo. I Crabs accorciano con il 20-29 del 19’, ma c’è solo una squadra sul parquet, e non è di certo Rimini.
In avvio di terzo periodo i biancorossi hanno una timida reazione e riescono a ridurre lo svantaggio a 5 lunghezze, ma Ravenna non trema.
Il canestro di Silvestrini in contropiede fa incendiare il palazzetto, ma Rimini si ritrova subito dopo a -10. Capitan Gasparin riapre con una tripla una partita che sembrava già chiusa: adesso Ravenna non è più la squadra sicura dei primi 32’ e la tripla di Amadori regala il primo vantaggio a Rimini.
A 1’ dalla fine è pareggio, ma Ravenna allunga con due liberi. La zona biancorossa funziona bene e a 17’’ dalla fine, Rimini ha nelle mani il tiro della vittoria. Silvestrini con una tripla “ignorante”, alla Basile, segna il 63-62 Rimini: sulla successiva rimessa Gasparin, con una superba difesa recupera il pallone. Caceres in lunetta fa 1/2 negando la possibilità a Ravenna di avere la rimessa in zona d’attacco, il tiro della disperazione di Davolio è un airball: Rimini può cantare vittoria.
Mikael Distante

giovedì 8 dicembre 2011

Una tripla di Basile manda in deliro Cantù

GESCRAP BILBAO-BENNET CANTÚ 64-67
Una tripla di Gianluca Basile allo scadere da 9 metri fa vincere la Bennet Cantù a Bilbao. E con il 67-64 la squadra di Andrea Trinchieri, al primo successo esterno dell'annata in Europa, si qualifica per le Top 16, grazie al 2-0 sui baschi ed al vantaggio nello scontro diretto su Nancy, sconfitta dal Fenerbahce. La tripla “ignorante” del Baso chiude una partita sofferta, che Cantù domina nel primo tempo grazie a Micov (13 punti), Markoishvili e Leunen (10), che firmano il +14 (24-38). Banic (16) e Grimau (11) riportano Bilbao in partita, la tripla numero 400 in Eurolega di Basile non basta per fermare la rimonta.
FINALE - La Bennet passa 7' di quarto periodo con un solo canestro, e Banic sorpassa (62-61) all'ingresso dell'ultimo minuto. Shermadini (11) riceve due assist di Basile, sul primo schiaccia, sul secondo subisce fallo (con doppio tecnico al georgiano e D'or Fischer nell'occasione) e fa 1/2 ai liberi. Qui inizia il finale drammatico: sull'errore di Shermadini, Aaron Jackson si mangia il campo e trova Vassiliadis (10) sul perimetro. Il greco segna, ma gli arbitri scorgono il piede sulla linea (decisione confermata dopo Instant Replay) e quindi è 64 pari. A Cantù restano meno di 3 secondi, più che sufficienti a Basile per segnare da 9 metri in faccia ad Hervelle.

mercoledì 7 dicembre 2011

Basket in lutto, è morto Brent Lamar Darby

Brent Lamar Darby
6 giugno 1981 - 6 dicembre 2011
Nella mattinata di oggi (ieri ndr), in un ospedale di Detroit, è morto il cestista Brent Lamar Darby.
Sembra che il tragico evento sia stato causato da alcune complicazioni a seguito di un'operazione al cuore.
Il suo allenatore ai tempi dell'high school, Lamonte Stone, ha dichiarato che i problemi sono cominciati circa un anno fa.
Darby è stato un gran giocatore a livello liceale a River Rouge. Ha frequentato Ohio State e si è trasferito in Europa all'AZS Koszalin.
In Italia ha giocato a Trapani, Ferrara, Avellino, Sassari, Pistoia, Caserta e Venezia.
La sua ultima partita in Italia l'ha giocata il 02/05/2010 a Jesi.

martedì 6 dicembre 2011

Omar Abdul Thomas inibito per sedici mesi

La Commissione Giudicante Nazionale ha inibito l'atleta Omar Abdul Thomas per sedici mesi, fino al 6 aprile 2013, per aver violato gli articoli 2 (Obbligo di lealtà e correttezza) e 39 (Violazione dei principi di lealtà e correttezza) del Regolamento di Giustizia.

Questo il verdetto della Commissione Giudicante riunitasi quest'oggi a Roma. L'ala americana, rea di aver disputato la stagione scorsa ad Avellino con un passaporto sloveno falso, farà ricorso ma con ogni probabilità a causa della squalifica (valida solo in Italia) sfuma il contratto su base biennale offertogli dal Montepaschi Siena.

lunedì 5 dicembre 2011

Angels e Crabs espugnano Perugia e Udine

LIOMATIC PERUGIA-ANGELS SANTARCANGELO 49-51
Vittoria!!! Ma quanto è bella questa parola… Mancava da tre turni sulla ruota di Santarcangelo e arriva ora, in un sabato sera dicembrino in casa della capolista della Divisione Nord Est, la Liomatic Perugia. “Manca poco” diceva coach Padovano, a un successo di prestigio… Parole che si sono trasformate in realtà al PalaEvangelisti, dove Rivali in penetrazione, a 6 decimi dalla sirena finale, ha siglato un 49-51 che ha fatto esultare tutto il popolo gialloblu presente in Umbria. Tra questi anche Marco Martina, gradita presenza sugli spalti. Dal vecchio capitano a quello nuovo che firma la vittoria, un quadro perfetto...
E dire che la partita, come si potrà facilmente intuire dal punteggio, è di quelle sporche, brutte e cattive. Difesa intensa, basse percentuali al tiro e nessuna voglia di mollare neanche un centimetro. Manca Ancellotti che non ce l’ha fatta a essere nei dieci e l’inizio di gara è favorevole a Perugia, che grazie alle bombe di Truccolo al 7’ si issa sul 12-9. Broglia fa subito pari ma lo spunto finale del quarto è ancora della Liomatic (16-12). L’attacco clementino fatica a trovare punti, ma la difesa tiene sempre: è questa la vera chiave di un incontro nel quale gli Angels hanno retto bene l’urto sotto canestro di Bisconti e Baldi Rossi, venendo poi fuori nel momento giusto. Santarcangelo sorpassa a metà secondo periodo con Bonaiuti, ma si segna pochissimo ed è pressoché impossibile produrre un break importante. Anche in questo caso nel finale a spingere sull’acceleratore sono i padroni di casa, che con Baldi Rossi vanno 22-21 al 10’. Questo vuol dire un 6-9 nel secondo periodo che descrive perfettamente il tipo di partita e la lotta in campo.
Nel terzo parziale la squadra umbra prova a dare la scossa decisiva all’incontro, ma al di là di un piccolo break che fa dilatare la forbice fino al +8, gli Angels tengono. Tengono duro e ci credono. Silimbani e un ottimo Italiano si fanno sentire sotto le plance, ma il quarto periodo sembra la fotocopia del secondo, con siccità offensive prolungate e Santarcangelo che resta aggrappata alla partita avvicinandosi ogni minuto di più. Perugia è ancora a +5 a 2 minuti dalla fine, poi i nostri vengono fuori definitivamente. Broglia mette il -1, nell’ultimo minuto Silimbani pareggia a 49. Rimessa Liomatic, con Truccolo che non riesce a mettere la palla in campo e cerca di scaraventarla addosso a Bonaiuti per un rimpallo favorevole. Bonaiuti invece recupera e c’è tempo per tirare. Sembra ci sia solo tempo per un tiro rapido… Invece il capitano, Eugenio rivali, riesce addirittura ad andare fino in fondo ad appoggiare il canestro della vittoria… Mancano 6 decimi e a nulla vale il tentativo di blocco cieco per il lob a Baldi Rossi. Vincono gli Angels, sudatissima e meritata.
Angels


GSA UDINE-BASKET RIMINI CRABS 57-66
Nonostante gli acciacchi - Gasparin non al 100% per una leggera distorsione alla caviglia e Caceres uscito dopo un quarto e mezzo per un infortunio dopo uno scontro di gioco - i Crabs espugnano anche Udine, confermandosi collettivo dalle mille risorse.
La partita comincia male: dopo l'8-8 iniziale la GSA va via fino al +13 di inizio secondo quarto; due triple di Hassan ed un paio di canestri di Caceres riportano i "nostri" sul -4, ma dopo uno scontro di gioco lo stesso Caceres finisce a terra infortunato e si becca pure un tecnico per "proteste". Udine chiude sul 38-31 al 20'.
Al ritorno in campo i padroni di casa sembrano più in palla e si portano sul +9, 43-34. A questo punto inizia il "Filloy-show": due triple ed un canestro in acrobazia di Pablo riaprono la partita e ridanno linfa ai ragazzi di Ambrassa. In pochi minuti i Crabs infilano un parziale di 21-4 e si portano sul 47-54. Da questo momento in poi ogni tentativo di Udine di rientrare viene respinto e quando i padroni di casa si mettono a zona, viene alla ribalta l'atletismo di Lopez Rodriguez che cattura tre rimbalzi offensivi di vitale importanza. Da segnalare anche l'esordio del giovane Lorenzo Brighi, in campo per 6', e i fantastici cinque tifosi al seguito della squadra.
Finisce 57-66. Alé!

sabato 3 dicembre 2011

Brian Scalabrine lascia la Benetton Treviso


Alla luce del nuovo scenario USA, con la imminente riapertura del campionato NBA, la Benetton Basket ha accolto la richiesta del giocatore Brian Scalabrine di interrompere il contratto con la società trevigiana e tornare negli Stati Uniti. Considerando le difficoltà burocratiche riscontrate nella tempistica per l’ottenimento del passaporto italiano di Scalabrine e la volontà espressa dal giocatore di rientrare in patria, la Benetton Basket ne approfitterà per ritornare all’idea originaria di allestire quindi la squadra con la formula di 2 americani, 4 comunitari e 1 italiano di passaporto (Becirovic).
Il giocatore non è più quindi sotto contratto con la Benetton Basket e non è stato pertanto convocato per la trasferta ad Ancona dove la squadra giocherà domani sera (ore 20.30, diretta Treviso Uno canale 665 digit. terrestre) contro la Fabi Shoes Montegranaro nella 9° giornata di andata di SerieA.

Ecco le dichiarazioni di Scalabrine prima di tornare in USA.

Brian Scalabrine, la ragione per cui hai deciso di tornare negli States?
Tornerò negli Stati Uniti per provare a fare la squadra in NBA. Da quando sono arrivato a Treviso ho sempre avuto in testa quest’idea, certo se il campionato non stesse per ripartire sarei stato felice di rimanere qui, ma l’opportunità di provare a ritornare tra i Pro e di fare la squadra con un team NBA è qualcosa che penso di dover sfruttare”.
Come sei stato a Treviso? La città, i compagni di squadra, i tifosi…
Ho imparato molto da quest’esperienza, da un punto di vista personale perché ho conosciuto una cultura ed un modo di vivere diversi, dal cibo alla guida e tante altre cose, anche sotto il profilo professionale è stato un periodo positivo, è speciale lavorare in una squadra dove ci sono da un lato ragazzi giovani, di 19-20 anni, che stanno provando a crescere ed arrivare in alto e dall’altro giocatori esperti come Becirovic e Bulleri che al top ci sono già e che lavorano per rimanerci. Un’altra scoperta incredibile sono stati i tifosi, il loro modo di seguire le partite sempre in piedi, cantando e suonando il tamburo e sventolando bandiere per incitare la squadra…
Lasci la squadra, vuoi lasciare un messaggio ai tifosi trevigiani che ti hanno amato fin dal primo momento?
Una cosa particolare che mi è piaciuta dei tifosi qui, la passione che hanno per la partita, la stessa passione che ho io come giocatore quando sono in campo. Ed è stato piacevole come fuori dal parquet io abbia avuto sempre il massimo rispetto da parte loro: quando giravo per il centro di Treviso nessuno mi ha mai dato fastidio. Spero davvero che questa squadra possa arrivare ai playoff quest’anno e, in breve tempo, tornare a lottare per lo scudetto perché questi tifosi meritano grandi soddisfazioni: ci hanno seguiti anche in trasferte lunghissime, facendosi 5 o più ore di macchina per venire a sostenerci! Poi, devo ringraziarli per come mi hanno accolto e mi hanno voluto bene, i miei figli a casa cantano sempre la canzone che i tifosi della sud hanno fatto per me”.
La cosa che ricorderai di Treviso?
Mi ricorderò l’importanza dell’organizzazione di un club, ricordandomi il lavoro di tutti, daSasha Djordjevic a Claudio Coldebella: è facile, ad esempio nell’NBA, far vivere i giocatori nel massimo del comfort quando si hanno valanghe di soldi, invece quando non è così invece bisogna saper pianificare tutto al meglio e cercare di costruire allo stesso tempo lo spirito di squadra migliore, anche quando ad esempio devi affrontare lunghe trasferte in pullman o spostamenti difficoltosi. Qui una buona organizzazione è veramente importante.  I giocatori viaggiano molto, mangiano assieme ed è tutto tempo importante che si dedica ai tuoi compagni di squadra, al gruppo, cosa utile per creare relazioni forti che qui ho costruito e che penso manterrò anche nel futuro”.
Cosa pensi del tuo futuro? Ti rivedremo in NBA presto?
La mia non è una vita fatta di certezze: quando sono arrivato a Treviso non avevo un contratto, ma solo l’opportunità di provare e vedere se ci saremmo piaciuti, è successo e ne sono stato contento. Adesso la situazione è la stessa, vado negli States e proverò a fare la squadra in NBA: se non ci riuscirò bene, altrimenti troverò ugualmente la mia strada”.